{"id":2178,"date":"2018-09-09T02:28:42","date_gmt":"2018-09-09T00:28:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forw-log.com\/post-video\/"},"modified":"2018-10-03T15:11:37","modified_gmt":"2018-10-03T13:11:37","slug":"africa-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/africa-europa\/","title":{"rendered":"Africa, quali carte si gioca l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la gestione dei flussi migratori dall\u2019Africa all\u2019Europaha causato forti divisioni tra gli Stati membri potenzialmente in grado di innescare un effetto domino che pu\u00f2 portare alla messa in discussione dell\u2019area Schengen e alla tenuta della stessa Unione, nonch\u00e9 all\u2019assuefazione dell\u2019opinione pubblica dei Paesi europei maggiormente esposti al fenomeno a considerare l\u2019Africa unicamente come fonte di problemi, mettendo in secondo piano le potenzialit\u00e0 del continente.<\/p>\n<p>Detto che nel breve periodo \u00e8 poco realistico immaginare una soluzione che ricomponga i contrasti intraeuropei e riduca le diseguaglianze politiche, economiche e demografiche tra i due continenti, nel lungo termine \u00e8 invece ancora possibile coniugare soluzioni positive per entrambe le sponde del Mediterraneo. Molto passer\u00e0 per\u00f2 dalla capacit\u00e0 dell\u2019Unione Europea di ergersi a riferimento politico unitario nei confronti del continente africano, facendo leva sull\u2019essere uno dei pi\u00f9 importanti partner commerciali dell\u2019Africa e il vicino pi\u00f9 prossimo, nonch\u00e9 il maggiore investitore straniero e tra i principali finanziatori di programmi per la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 in questa direzione che si muove la politica UE di rafforzamento dei legami economici con i Paesi dell\u2019Africa, come precondizione di quelli politici, che si traduce negli Accordi di Partenariato Economico(EPA) tra UE e i Paesi dell\u2019Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) nati nel solco della Convenzione di Cotonou del 2000 a validit\u00e0 ventennale, che ha sostituito le Convenzioni di Lom\u00e9 siglate a partire dal 1975 e a cui partecipano settantanove Paesi ACP di cui oltre la met\u00e0 stati africani.<\/p>\n<p>Si tratta di intese di lungo periodo propedeutiche a futuri accordi libero scambio che, attraverso la previsione di misure di assistenza, cooperazione e monitoraggio che tengono conto delle problematiche socioeconomiche dei Paesi africani, cercano di superare i limiti dei vecchi accordi considerati da molti inefficaci nell\u2019ottica della progressiva riduzione povert\u00e0 e del contestuale sviluppo di una economia e di una classe media africana, nonch\u00e9 incapaci di tutelare i diritti umani, lo stato di diritto e la buona <em>governance, <\/em>risultando una delle concause della persistente arretratezza e dell\u2019instabilit\u00e0 del continente africano. Instabilit\u00e0 che si \u00e8 riversata sulla sponda Nord del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli stati africani, al momento i partenariati economici in vigoresono quelli con Costa D\u2019Avorio e Ghana (Africa occidentale), Camerun (Africa centrale), Mauritius, Madagascar, Seychelles e Zimbabwe (Africa orientale e subsahariana), Botswana, Lesotho, Namibia, South Africa, Swaziland (Comunit\u00e0 per lo Sviluppo dell\u2019Africa del Sud, SADC), mentre altri ventidue accordi di partenariato economico sono in attesa di essere implementati. A queste intese vanno aggiunti i <em>Trade Agreements<\/em>con i Paesi del Nord Africa e le misure unilaterali concesse dall\u2019Unione nell\u2019ambito del Sistema delle Preferenze tariffarie Generalizzate e dell\u2019iniziativa <em>Everything-But-Arms <\/em>che si applicano alla quasi totalit\u00e0 dei Paesi africani.<\/p>\n<p>Questo quadro di accordi e concessioni ha consentito all\u2019UE di diventare il partner che a livello mondiale incoraggia di pi\u00f9 gli scambi commerciali con l\u2019Africa nonch\u00e9 il mercato pi\u00f9 apertoai prodotti che provengono da questo continente. Nel 2016, infatti, l\u2019Africa ha esportato nell\u2019UE prodotti per un controvalore di circa 116 miliardi di euro, equivalenti a circa il 35% dell\u2019export africano totale, registrando nel triennio 2013-2016 un incremento di oltre il 23%per quanto riguarda l\u2019export agroalimentare e di circa il 17% per l\u2019export del settore manifatturiero.<\/p>\n<p>Queste intese, infatti, garantiscono ai Paesi africani generalmente l\u2019accesso al mercato UE senza applicazione di dazio quote per i propri prodotti e con regole di origine flessibili, senza dover applicare lo stesso trattamento ai prodotti UE destinati al mercato africano. E ci\u00f2 al fine di perseguire un duplice obbiettivo: da un lato far crescere la competitivit\u00e0 delle imprese africane nei mercati sviluppati e favorire gli investimenti stranieri in stabilimenti produttivi in Africa, anche nell\u2019ottica della diversificazione dell\u2019offerta al fine di disancorare il tessuto produttivo africano dalla produzione di prodotti a basso valore aggiunto per connettersi alla catena del valore globale, dall\u2019altro proteggere dalla concorrenza dei Paesi avanzati i settori industriali meno sviluppati, o in via di sviluppo, che gli stati africani ritengono di interesse strategico. \u00c8 previsto inoltre un supporto finanziario a beneficio dei Paesi africani per l\u2019adeguamento degli standard sanitari, fitosanitari e ambientali a quelli UE.<\/p>\n<p>I partenariati economici con i Paesi africani fanno comunque parte di un disegno che va oltre l\u2019aspetto commerciale. Essi hanno valenza politicapoich\u00e9 rappresentano uno strumento per assecondare il rafforzamento delle istituzioni democratiche degli stati africani, la stabilit\u00e0 e l\u2019integrazione economica. Tuttavia, la carenza delle infrastrutture, dei trasporti e delle tecnologie, per tacere della turbolenza politica del continente, dei conflitti militari e della corruzione, rendono l\u2019idea della portata dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il rischio che una liberalizzazione troppo affrettata potrebbe danneggiare e ulteriormente frammentare la fragile economia africana a vantaggio dei Paesi avanzati, ottenendo l\u2019effetto opposto di quanto programmato. Sul punto, non aiuta il quadro geopolitico che, accanto all\u2019intervento degli organismi internazionali, vede il massiccio attivismo politico, commerciale e militare di potenze come Stati Uniti e Cina, nonch\u00e9 di singoli Paesi europei dal passato colonialista con obiettivi non necessariamente rispondenti alle esigenze delle popolazioni africane.<\/p>\n<p>Tale scenario indebolisce l\u2019azione politica in Africa dell\u2019Unione, la quale peraltro \u00e8 minata al suo interno dagli stessi stati membri. A tal proposito, \u00e8 appena il caso di ricordare i contrasti sorti tra Italia e Francia all\u2019indomani dell\u2019iniziativa militare in Libia, che \u00e8 l\u2019esempio plastico delle conseguenze per la sicurezza aldiqu\u00e0 e aldil\u00e0 del Mediterraneo del sovrapporsi all\u2019azione politica esterna UE in Africa per interessi nazionali. Peraltro, in aggiunta alle divergenze in materia di gestione delle frontiere esterne, tra le conseguenze dell\u2019agire in ordine sparso si annovera l\u2019inevitabile perdita di peso politico dell\u2019Unione che, a ben vedere, marginalizza gli stessi Paesi membri sullo palcoscenico internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la gestione dei flussi migratori dall\u2019Africa all\u2019Europaha causato forti divisioni tra gli Stati membri potenzialmente in grado di innescare un effetto domino che pu\u00f2 portare alla messa in discussione dell\u2019area Schengen e alla tenuta della stessa Unione, nonch\u00e9 all\u2019assuefazione dell\u2019opinione pubblica dei Paesi europei maggiormente esposti al fenomeno a considerare l\u2019Africa unicamente<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2174,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2178"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2178"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2178\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2179,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2178\/revisions\/2179"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2174"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2178"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2178"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forw-log.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2178"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}